vitto e alloggio badante convivente

Vitto e alloggio badante convivente: come funziona e quando spetta?

Quando una badante va a vivere in casa della persona che assiste, il rapporto di lavoro diventa anche una convivenza. Si condividono la tavola, gli spazi e i ritmi della giornata, e accanto allo stipendio entra in gioco una parte del compenso che il contratto collettivo del lavoro domestico disciplina con particolare attenzione.

Il vitto e alloggio della badante convivente è questa parte del compenso, e nelle prossime sezioni lo ricostruiamo passo dopo passo. In questa guida vedremo cosa prevede l’articolo 36 del CCNL, a chi spetta e quanto vale nel 2026, quando va pagata l’indennità sostitutiva e come si comporta in caso di malattia o di preavviso. Troverai anche un esempio di busta paga di una badante con vitto e alloggio e le indicazioni su cosa scrivere nel contratto.

Risposta rapida: vitto e alloggio della badante convivente

Il vitto e l’alloggio sono un diritto della badante convivente e devono essere garantiti gratuitamente dalla famiglia, che provvede ai pasti e a una sistemazione adeguata. Nel 2026 il loro valore convenzionale è di 6,66 € al giorno, pari a 199,80 € per 30 giorni. Se la famiglia fornisce già vitto e alloggio, non deve versare questo importo alla lavoratrice, ma considerarlo nel calcolo di alcune voci retributive, come tredicesima e TFR.

Vitto alloggio badante convivente: cosa significa?

Quando viene assunta una badante convivente, la famiglia ha l’obbligo di garantirle, oltre allo stipendio, anche il vitto e l’alloggio. Non si tratta di un beneficio facoltativo, ma di un diritto previsto dal CCNL del lavoro domestico, che stabilisce anche le condizioni che il datore di lavoro deve rispettare.

Ma cosa si intende esattamente per vitto e alloggio?

  • Vitto: comprende i pasti forniti dalla famiglia durante la giornata, quindi colazione, pranzo e cena. Il contratto stabilisce che l’alimentazione debba essere sana e sufficiente, quindi adeguata alle esigenze nutrizionali della lavoratrice.
  • Alloggio: è lo spazio messo a disposizione della badante per dormire, riposare e custodire i propri effetti personali.

Le spese per vitto e alloggio sono a carico della famiglia, che provvede direttamente all’acquisto del cibo e mette a disposizione uno spazio abitativo idoneo. La badante non deve quindi sostenere queste spese né pagare una quota alla famiglia per usufruirne. Il CCNL attribuisce comunque a vitto e alloggio un valore economico convenzionale, pari a 6,66 euro al giorno nel 2026 (199,80 euro per 30 giorni).

Questo non significa che la famiglia debba versare ogni giorno tale importo alla badante: se pasti e alloggio vengono già forniti, non è previsto alcun pagamento aggiuntivo. Il valore convenzionale viene però considerato nel calcolo di alcune componenti della retribuzione, come la tredicesima, il TFR e la retribuzione oraria effettiva ai fini contributivi.

Cosa dice l’articolo 36 del CCNL sul vitto e alloggio della badante?

La norma di riferimento è l’articolo 36 del Contratto collettivo nazionale del lavoro domestico 2025-2028, del quale riportiamo una sezione:
Art. 36 – Vitto e alloggio

  • Il vitto dovuto al lavoratore deve assicurargli una alimentazione sana e sufficiente; l’ambiente di lavoro non deve essere nocivo all’integrità fisica e morale dello stesso.
  • Il datore di lavoro deve fornire al lavoratore convivente un alloggio idoneo a salvaguardarne la dignità e la riservatezza. (…)

Vitto e alloggio badante: chi ne ha diritto e a chi spetta?

vitto e alloggio badante convivente assunzione

Non in tutti i contratti di lavoro domestico è previsto il vitto e alloggio. Infatti, come abbiamo già accennato il vitto e alloggio spetta alla badante convivente, cioè a chi vive stabilmente nell’abitazione della persona assistita che spesso è un anziano non autosufficiente. Il diritto al vitto e all’alloggio riguarda i lavoratori domestici assunti in regime di convivenza, sia a tempo pieno, con un massimo di 54 ore settimanali, sia con orario ridotto fino a 30 ore, nei casi e per i livelli contrattuali che lo consentono. Lo stesso diritto spetta anche alla colf convivente, perché è legato alla convivenza e non alla mansione svolta.

La badante a ore, che torna a casa propria alla fine del turno, non ha diritto all’alloggio. Esistono però due eccezioni legate ai pasti. Se lavora almeno 6 ore al giorno con presenza continuativa, le spetta il pasto o, in alternativa, un’indennità pari al suo valore convenzionale. Se invece è assunta per l’assistenza notturna, la famiglia deve garantirle colazione, cena e una sistemazione adeguata per la notte.

Vitto e alloggio badante convivente 2026: valore giornaliero e mensile

Come abbiamo già detto, dal 1° gennaio 2026 il vitto e alloggio della badante convivente vale 6,66 € al giorno. Gli importi sono stati fissati dal verbale della Commissione nazionale dell’11 febbraio 2026, che ha rivalutato minimi retributivi e valori convenzionali in base all’aumento del costo della vita rilevato dall’ISTAT. Ecco una tabella con tutti i dettagli:

Voce Valore giornaliero 2026 Valore mensile 2026 (× 30)
Colazione e/o pranzo 2,33 € 69,90 €
Cena 2,33 € 69,90 €
Alloggio 2,00 € 60,00 €
Totale vitto e alloggio 6,66 € 199,80 €

Fonte: CCNL lavoro domestico, Tabella F, valori rivalutati con verbale dell’11 febbraio 2026, in vigore dal 1° gennaio 2026.

Vitto e alloggio badante convivente: cosa è cambiato rispetto al 2025?

Il rinnovo del contratto firmato il 28 ottobre 2025, in vigore dal 1° novembre 2025, ha cambiato il modo di calcolare il valore mensile. Fino a ottobre 2025 il mensile si ricavava dai giorni lavorativi, circa 26 al mese. Oggi l’articolo 36 stabilisce che si moltiplica il valore giornaliero per 30, a prescindere da domeniche e riposi. Il risultato è un valore mensile più alto, che si riflette a catena su tredicesima, TFR e contributi. Se per gestire la busta paga usi ancora un vecchio prospetto o un software non aggiornato, vale la pena controllare che applichi la nuova formula.

Differenza tra vitto e alloggio e indennità sostitutiva per la badante

Una cosa che spesso crea confusione alle famiglie che assumono una badante convivente è che CCNL prevede due modalità per garantire alla badante il diritto al vitto e all’alloggio: la fornitura diretta e, nei casi previsti dal contratto, il pagamento di un’indennità sostitutiva. Nel primo caso, la famiglia mette a disposizione pasti e una sistemazione abitativa adeguata, senza alcun costo per la lavoratrice. Nel secondo, quando una o entrambe queste prestazioni non vengono fornite direttamente, la famiglia deve corrispondere alla badante il relativo valore economico in denaro.

L’indennità sostitutiva di vitto e alloggio corrisponde quindi agli stessi 6,66 euro giornalieri previsti per il 2026. Se la famiglia non fornisce né i pasti né l’alloggio, l’indennità completa è pari a 6,66 euro al giorno. Se invece garantisce solo una parte delle prestazioni, deve corrispondere esclusivamente il valore di quelle mancanti, quando l’indennità è dovuta secondo il contratto.

Quando va pagata l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio?

Finché la badante vive e mangia in casa, la fornitura diretta resta la regola e l’indennità sostitutiva non compare in busta paga. Entra in gioco solo in alcune situazioni precise, che il CCNL individua articolo per articolo.

  • Vitto e alloggio non forniti direttamente: se la famiglia non garantisce una o entrambe le prestazioni, nei casi in cui è dovuta l’indennità deve corrispondere alla badante il relativo valore economico.
  • Ferie: durante le ferie la badante riceve la normale retribuzione e, se le trascorre lontano da casa tua, anche il compenso sostitutivo di vitto e alloggio (art. 17). Se nel corso dell’anno fruisce di tutti i 26 giorni di ferie previsti dal contratto, l’indennità complessiva è di 26 × 6,66 = 173,16 €, da aggiungere allo stipendio del periodo.
  • Congedo matrimoniale: in caso di matrimonio la lavoratrice ha diritto a 15 giorni di congedo retribuito e, se in quel periodo non usufruisce di vitto e alloggio, anche al relativo compenso sostitutivo (art. 24).
  • Sospensioni decise dal datore di lavoro: se sei tu a chiedere alla badante di non lavorare per un periodo, per esempio perché accompagni il tuo familiare in vacanza da altri parenti, le spettano la retribuzione globale di fatto e l’indennità sostitutiva, a meno che non continui a usufruire di vitto e alloggio (art. 18).
  • Permessi non retribuiti: quando è la lavoratrice a chiedere un permesso non retribuito, l’indennità sostitutiva non è dovuta (art. 19).

In caso di malattia o preavviso si seguono regole specifiche, che vale la pena guardare da vicino perché sono le situazioni in cui le famiglie sbagliano più spesso.

1. Vitto e alloggio della badante in malattia: quando è dovuto?

Se la badante convivente si ammala, l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio è dovuta solo quando trascorre la malattia fuori casa della famiglia e non è ricoverata in ospedale. Lo stabilisce l’articolo 27 del CCNL, con una logica semplice: se è ricoverata, l’ospedale le garantisce pasti e letto; se resta in casa con l’assistito, continua a ricevere vitto e alloggio in natura.

Nei fatti, l’indennità scatta quando la lavoratrice decide di curarsi altrove, ad esempio presso parenti o in un proprio domicilio. Per questo è utile che nella lettera di assunzione sia indicato un eventuale indirizzo alternativo, valido nei periodi in cui non si trova nella casa di convivenza. La stessa regola sul vitto e alloggio vale per l’infortunio sul lavoro e la malattia professionale (art. 29), con la differenza che dopo i primi tre giorni a carico del datore l’indennità è erogata dall’INAIL.

Se vuoi capire nel dettaglio come funziona la malattia di colf e badanti e chi paga cosa, leggi:
Malattia colf e badanti: chi paga?

2. Preavviso badante con vitto e alloggio: come si calcola?

Quando il rapporto si chiude, per licenziamento o dimissioni, la parte che recede deve rispettare un preavviso. Per la badante convivente, che lavora più di 25 ore a settimana, l’articolo 40 del CCNL prevede questi termini:

  • fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro, 15 giorni di calendario;
  • oltre i 5 anni di anzianità, 30 giorni di calendario;
  • in caso di dimissioni della lavoratrice, gli stessi termini si riducono della metà.

Se il preavviso viene lavorato, la badante continua a vivere in casa e a ricevere vitto e alloggio fino all’ultimo giorno, quindi non c’è nulla da aggiungere in busta paga. Durante il preavviso, inoltre, non si possono godere le ferie, e un’eventuale malattia ne sospende il decorso.

Diverso è il caso in cui il preavviso non viene rispettato, del tutto o in parte. Chi recede deve allora versare un’indennità pari alla retribuzione del periodo non concesso. Il CCNL considera parte della retribuzione globale di fatto anche le indennità di vitto e alloggio, per questo nel calcolo dell’indennità di mancato preavviso di una convivente si tiene conto anche di questo valore. L’indennità è dovuta da entrambe le parti. Se è la famiglia a licenziare senza preavviso, si versa alla lavoratrice insieme alle altre spettanze di fine rapporto. Se è la badante a dimettersi senza preavviso, la cifra può esserle trattenuta dalle competenze finali.

Esempio di busta paga di una badante con vitto e alloggio

Il trattamento del vitto e alloggio nella busta paga della badante convivente può creare qualche dubbio, soprattutto quando si tratta di distinguere gli importi effettivamente da pagare da quelli considerati solo ai fini del calcolo della retribuzione. Per capire meglio come funziona, facciamo un esempio pratico.

Consideriamo una badante convivente assunta a tempo pieno, per 54 ore settimanali, che assiste una persona non autosufficiente e non possiede una formazione specifica. La lavoratrice è quindi inquadrata nel livello CS, con una retribuzione minima di 1.193,84 € al mese nel 2026.
Ipotizziamo che non abbia ancora maturato scatti di anzianità, che non riceva un superminimo e che usufruisca di vitto e alloggio in casa per tutto il mese. Ecco il quadro generale:

Voce Valore mensile Cosa paghi in busta paga
Stipendio minimo livello CS convivente 1.193,84 € 1.193,84 €
Vitto e alloggio forniti dalla famiglia (6,66 € × 30) 199,80 € 0,00 €, perché pasti e stanza sono già garantiti in casa
Totale da pagare 1.193,84 €

Importo lordo, da cui si sottrae la quota di contributi INPS a carico della lavoratrice.

La busta paga cambia, quindi, solo nei mesi in cui si verifica uno dei casi in cui è dovuta l’indennità sostitutiva. Immagina di portare il tuo familiare per 10 giorni da altri parenti e di chiedere alla badante di non lavorare in quel periodo. Lei trascorre quei giorni altrove e non usufruisce di vitto e alloggio in casa tua, quindi per quei 10 giorni le spetta l’indennità sostitutiva, che si aggiunge allo stipendio.

Voce Mese ordinario Mese con 10 giorni di indennità sostitutiva
Stipendio minimo livello CS convivente 1.193,84 € 1.193,84 €
Indennità sostitutiva vitto e alloggio 0,00 € 66,60 € (10 × 6,66 €)
Totale lordo da pagare 1.193,84 € 1.260,44 €

Importi lordi, da cui si sottrae la quota di contributi INPS a carico della lavoratrice.

Anche quando non lo paghi in denaro, il valore di vitto e alloggio entra nei conti di fine anno. Ad esempio, la tredicesima di questa badante non è di 1.193,84 €, ma di 1.393,64 €, cioè stipendio più 199,80 € di vitto e alloggio. Allo stesso modo, il TFR maturato in un anno è di 1.342,02 €, calcolato su 13 mensilità comprensive di vitto e alloggio e diviso per 13,5.
Dimenticare il vitto e alloggio significa quindi riconoscere alla badante circa 392 € in meno all’anno tra tredicesima e TFR, una differenza che di solito emerge al momento della chiusura del rapporto, quando correggerla diventa più complicato.

Per una stima completa che includa contributi e ratei, puoi consultare: Quanto costa una badante – Guida completa

Contratto badante con vitto e alloggio: cosa scrivere nella lettera di assunzione?

Quando assumi una badante convivente, è importante definire fin dall’inizio non solo lo stipendio e gli orari di lavoro, ma anche le condizioni della convivenza. Mettere tutto per iscritto nella lettera di assunzione permette alla famiglia e alla lavoratrice di conoscere i rispettivi diritti e doveri, evitando dubbi o incomprensioni durante il rapporto.
L’articolo 6 del CCNL del lavoro domestico stabilisce quali informazioni devono essere presenti nel contratto. Per quanto riguarda il vitto e l’alloggio, gli elementi più importanti da indicare sono:

  1. Regime di convivenza: deve essere specificato che la badante vivrà presso l’abitazione della persona assistita.
  2. Residenza e domicilio della lavoratrice: occorre indicare la residenza e l’eventuale domicilio diverso da quello della convivenza, valido anche durante i periodi di assenza.
  3. Retribuzione concordata: devono essere riportati lo stipendio, i suoi elementi costitutivi e le modalità di pagamento, specificando anche la fornitura di vitto e alloggio in natura.
  4. Sistemazione abitativa: va individuato uno spazio adeguato in cui la badante possa riporre e custodire i propri effetti personali.
  5. Orario e riposi: devono essere definiti la durata e la distribuzione dell’orario di lavoro, compresa la collocazione della mezza giornata di riposo settimanale aggiuntiva rispetto alla domenica, o all’altro giorno previsto dal contratto.

Naturalmente, la lettera di assunzione deve contenere anche gli altri elementi obbligatori, come data di inizio del rapporto, livello di inquadramento, mansioni, periodo di prova e ferie. Il documento deve essere firmato da entrambe le parti, che ne conservano una copia. Eventuali modifiche non occasionali delle condizioni concordate devono essere formalizzate per iscritto.

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Vitto e alloggio badante: regole chiare per una convivenza serena

Quando una badante entra a vivere in casa per prendersi cura di un familiare, è importante che fin dall’inizio siano chiare le condizioni della convivenza, anche dal punto di vista economico. Sapere come funziona il vitto e alloggio della badante convivente, quali spese spettano alla famiglia e quando è dovuta un’indennità sostitutiva aiuta a evitare incomprensioni e a garantire alla lavoratrice tutti i diritti previsti dal contratto.
Sono aspetti che possono sembrare semplici, saperli gestire significa creare le basi per un rapporto di lavoro trasparente e sereno, in cui la famiglia può concentrarsi sul benessere del proprio caro e la badante può svolgere il suo lavoro nelle condizioni adeguate.

Con Gallas Group ti aiutiamo a trovare la badante convivente più adatta alle esigenze del tuo familiare, a definire correttamente le condizioni di assunzione secondo il CCNL e a gestire nel tempo ferie, malattie e sostituzioni, per garantire continuità all’assistenza.

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